Abstract del 29 ottobre

Abstract del 29 ottobre

150 150 trasfromazione

 

 

I Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa
Cura, bellezza e sogni: alle radici dell’educazione
Italia 29-31 Ottobre 2018 1st

World Conference of Education Transformation
Care, beauty and dreams: roots of education
Italy 2018 October 29th–31th I

Congreso Mundial sobre la Transformación Educativa
Cuidado, belleza y sueños: raíces de la educación
Italia 29-31 Octubre 2018

 

www.trasformazioneducativa.com

 

ABSTRACT INTERVENTI SESSIONI PLENARIE E PARALLELE

L’ordine dei relatori segue la cronologia degli interventi

29 ottobre – MATTINA / HORARIO MATUTINO (h 8.15-13.30)
1.1 SESSIONE PLENARIA /SESIÓN PLENARIA – SALA ROSSA
Marco Eduardo Murueta, Aprendizaje creador / Apprendimento creativo – Messico (9_S)
 

La relazione tra educatori e educati è ineguale sul piano dei mezzi e delle risorse e delle necessità. Tuttavia, il rapporto tra sapiente e discepolo è necessariamente paritario sul piano del desiderio. Diversamente non diventa una vera trasmissione di sapere e di esperienza di vita dove la domanda dell’allievo e la risposta del maestro entrano tra di loro in tensione reciproca dando forma al processo educativo. Quando la trasmissione del sapere diventa addestramento unilaterale, relazione gerarchica, si scivola sul piano del bisogno e dei rapporti di potere. Il sapere perde il piacere della sorpresa e della scoperta, ricorre nell’eccesso di significazione e non rispetta l’eccesso naturale dell’esperienza rispetto alla possibilità di significarla. L’educazione non deve essere un letto di Procruste. Perché assuma un significato di emancipazione liberatoria deve insegnare la capacità: di gustare la vita (affinare la presa sensuale e conoscitiva di essa); di sospendere la concretezza della propria azione per svilupparla sul piano della sperimentalità e della potenzialità; di sublimare la relazione erotica non nel senso della disincarnazione, spiritualizzazione, ma nel senso dell’ampliamento dello spazio della sensualità                   oltre                                           i                             confini     della                        contiguità       sensoriale.
L’obiettivo fondamentale dell’esperienza educativa è l’incoraggiamento e lo sviluppo del senso di responsabilità: il rispetto del desiderio dell’altro come condizione di permanenza del proprio e viceversa.

 

Kunifumi, Suzuki, Hikikomori phenomenon and expansion of the psychiatric field referring to changes of Japanese society in the last 30 years / Fenomeno Hikikomori y expansión del campo psiquiátrico referente a los cambios de la sociedad japonesa en los últimos 30 años – Giappone (109_S)

 

It was the beginning of the 1990s that the Hikikomori phenomenon attracted attention first in Japan. I will talk about the history of the spread of this phenomenon and the prehistory of this concept. And I will introduce the concept of primary Hikikomori that we have formulated and present some cases. Then I would like to discuss the relations between the spread of this phenomenon and the change of society in our country from the following three viewpoints. 1) value of personality and of character, 2) decline of the ideal in the society, 3) border of the interior and the exterior of the community. Associating this discussion with the expansion of the psychiatric field, I would like to conclude my presentation by mentioning the role expected for the psychiatric practice today.

 

Marco Giordano, Le voci invisibili / Las voces invisibles – Italia (136_I)

 

Il fenomeno del ritiro sociale volontario (noto in Giappone come Hikikomori) è in crescita in molti paesi orientali e occidentali, ma rimane tuttavia in buona parte sommerso a causa della difficoltà di attribuirgli una connotazione precisa, dello stigma sociale che le famiglie e i ragazzi sentono o anche semplicemente per la scarsa e spesso erronea informazione che si ha del fenomeno stesso. Spesso, a causa di analisi affrettate e superficiali, gli vengono attribuite cause che in realtà sono le conseguenze di una sindrome che è multifattoriale e che chiama in causa un contesto relazionale molto ampio che va dalla famiglia alla società. Tra le molte cause del ritiro sociale volontario, quella forse più frequente è una difficoltà a relazionarsi con la scuola che spesso sfocia nell’abbandono scolastico, anticamera dell’isolamento. Le famiglie dei ragazzi ritirati sono impreparate a gestire la loro condizione soprattutto perché soffrono a loro volta dell’isolamento e dell’incomprensione del mondo circostante. L’associazione nazionale Hikikomori Italia Genitori si è costituita proprio per operare sul fronte della corretta informazione presso famiglie, scuole e istituzioni, su quello della ricerca, avvalendosi delle competenze di professionisti dell’aiuto, ma soprattutto perché la condivisione delle esperienze e

il sostegno reciproco sono l’unica strada per uscire dalla frustrazione dello stigma sociale e del senso di colpa

 

 

 

2.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA A – SALA AZZURRA

 

SIMPOSIO: Alleanze educative all’università / Alianzas educativas en la universidad – Proponente: Silvia Mastrorillo. Intervengono: studenti e docenti delle università di Milano, Firenze e Napoli– Italia (139_I)

 

L’interazione tra ricerca, insegnamento e pratica professionale è il fondamento di un buon percorso universitario. Questo postula anche lo sviluppo di una sempre maggiore cooperazione tra i professori che coltivano la ricerca e la diffusione del sapere professionale ed i giovani che si avviano ad entrare in quelle professioni. Non sempre questo accade, e la distanza e separazione tra chi apprende e chi insegna e ricerca rischia di creare contrapposizioni che danneggiano sia la buona ricerca sia un impiego efficace dei giovani che si laureano relegandoli all’isolamento o alla autoemarginazione.

Ci sono invece buone esperienze di cooperazione tra allievi e docenti che promuovono lo scambio e la reciprocità nonché la collaborazione con i professionisti già attivi nei territori ciò che migliora la qualità dell’insegnamento e favorisce un inserimento attivo dei giovani nelle professioni. Il simposio metterà a confronto alcune di queste esperienze per evidenziarne i tratti comuni e significativi.

Il simposio prevede il confronto tra gruppi misti di studenti e docenti che hanno dato vita a progetti sperimentali di trasformazione della   proposta formativa universitaria attraverso   l’istituzione di “spazi” di pensiero, di dialogo e di azione a cavallo tra università e territori: Cantiere Pedagogico (Università di Milano Bicocca), Futuri Maestri (Università di Firenze), MOBILARCH, Università Itinerante (Università di Milano).

 

3.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA B – AULA E01

Nelva Denise Flores-Manzano, Ana María Méndez-Puga, Laura Yazmin Ortiz-Díaz, De la matrogimnasia a la reflexión: experiencia de una investigación-intervención sobre prácticas de crianza en preescolar / Dalla ginnastica con la madre alla riflessione: una esperienza di ricerca-

intervento sulle pratiche educative in età prescolare – Messico (38_S)

 

La educación preescolar es indispensable para desarrollar capacidades que dan base al aprendizaje, la acción creativa y las relaciones sociales, necesarias para la vida y el futuro escolar. Las relaciones con pares y profesores promueven competencias de comunicación oral y escrita mediante actividades lúdicas y prácticas sociales que fomentan nuevas formas de pensamiento para construir conocimientos complejos, apuntalan el desarrollo socioemocional y cognoscitivo. Siendo los padres la base de constitución psíquica y modelos de relación con el mundo, debemos reducir los efectos negativos de la violencia y precariedad afectiva sobre el ajuste escolar, promover la responsabilidad compartida padres-escuela-psicólogos, incidir en la relación de estos entornos, y así potenciar mejores condiciones de aprendizaje y constitución subjetiva.

Objetivo. Evaluar un programa de intervención dirigido a madres de niños que presentan problemas comportamentales, el cual fomente prácticas de crianza que apuntalen formas de relación más favorables al ajuste social y el aprendizaje académico.

Método. Estudio Cualitativo, investigación-acción, participó un grupo de 2° de preescolar, en Michoacán, México. Dos etapas: 1. Participaron 20 diadas madre-hijo, la profesora de educación física y la profesora titular. Los primeros seis meses hubo dos actividades semanales: matrogimnasia, guiada por la maestra de educación física. E intervención psicológica, implementando actividades con las diadas (diagnósticas y para promover otros modos de

convivencia), y un grupo de reflexión con madres. 2. Esta etapa fue propuesta por seis madres que

 

pidieron continuar el grupo de reflexión durante un ciclo escolar más. Se tuvieron sesiones semanales con madres y las maestras dieron seguimiento a los niños al interior del aula.

Resultados. En la primera fase prevalecían modos restrictivos de vinculación, escasa capacidad lúdica en las madres, de colaboración en las diadas y con el grupo en general. Los recursos simbólicos eran pocos y se recurría a lenguaje violento, golpes y castigos como modos habituales de crianza. En el curso de esta etapa, las madres se comprometieron más con los procesos escolares, abriendo canales de diálogo y apoyo entre las madres, que derivaron en reportes de mejora de los niños tanto en el ámbito social como académico. La segunda fase profundizó en temas que angustian: crianza, dinámica familiar, historias personales maternas. Estaban agotadas y se sentían solas. Después resignificaron historias, ideales de maternidad y feminidad, posicionándose más libres y tranquilas frente a sí mismas, sus esposos e hijos, a quienes acompañan mejor aunque enfrentan situaciones dolorosas y estresantes. Las maestras reportan mejora académica y social en los niños, más seguridad en sí mismos y en el vínculo, gran involucramiento materno. Creemos invaluable la colaboración escuela, padres y psicólogo: potenciar el desarrollo integral y apoyar a padres y profesores en la crianza.

Anna Lisa Amodeo, Claudio Cappotto, Daniela Scafaro, Alessia Cuccurullo, Gabriella De Simone, Non disperdiamo le emozioni! Il ruolo della componente emotivo-affettiva nell’esperienza scolastica / ¡No eliminemos las emociones! El papel del componente emotivo-afectivo en la

experiencia escolar – Italia (82_I)

 

Introduzione

L’Esperienza Educativa qui presentata si colloca nell’ambito del Programma “Scuola Viva” ed ha coinvolto due classi dell’ITG Della Porta-Porzio (quartiere Soccavo); trae origine dalla necessità di lavorare sul fenomeno della dispersione scolastica le cui percentuali, in realtà articolate come quella napoletana, rendono ancor più complesso l’intervento e il coinvolgimento dei giovani nelle attività scolastiche. Le cause della dispersione scolastica sono molteplici: una scelta degli studi superiori poco oculata; fattori connessi al benessere individuale e all’inclusione (sentirsi poco accolti, isolati o vittime di bullismo); elementi legati al contesto sociale (povertà e degrado). Quando fattori di disagio ambientale ed evolutivo s’intrecciano, la situazione di difficoltà individuale si amplifica, influendo negativamente su autostima e frequenza scolastica. Pertanto, il focus dell’intervento è stato lavorare sul potenziamento della componente emotivo-affettiva che svolge un ruolo decisivo nel rapporto dell’alunno con l’esperienza scolastica.

Metodi

Al fine di contrastare tale fenomeno, analizzando i bisogni degli studenti, si è considerato un percorso di counselling di gruppo come strumento più adeguato per lavorare agli obiettivi preposti. Con il termine counselling s’indica una tipologia di intervento basata sull’esplorazione delle proprie difficoltà (problemi, conflitti, sentimenti, preoccupazioni etc.) nell’ambito di una relazione, identificando modalità di senso utili alla trasformazione e al cambiamento. Le figure professionali coinvolte sono state: il conduttore, facilitatore del gruppo, ha reso possibile un’alfabetizzazione emotivo-affettiva, e l’osservatore silenzioso, “facilitatore” del conduttore, ha reso possibile il contenimento e il trattenersi dall’agito interpretativo. Le due classi sono state suddivise in 5 gruppi ciascuno dei quali ha svolto 5 incontri della durata di 2 ore.

Risultati

Il percorso ha consentito agli studenti di riflettere su se stessi, sul proprio investimento nella formazione scolastica, sui significati emozionali sottesi alle dinamiche di discriminazione e violenza tra pari, sui compiti evolutivi dell’adolescenza in particolare sul delicato processo di formazione dell’identità nelle sue molteplici declinazioni (orientamento sessuale, identità di genere, ruolo di genere etc.).

Discussione

Questo tipo di intervento, quindi, ha consentito di recuperare la dimensione emotiva, spesso dimenticata, dei processi educativi, offrendo agli alunni la possibilità di apprendere direttamente dall’esperienza emotiva attivata dal setting gruppale. Stare in gruppo, in un gruppo di lavoro e che opera orientato   dal pensiero e   non dall’agito, significa   creare uno spazio   nel quale imparare   a

riconoscere e   dare un nome   alle proprie emozioni   per poi riflettere   su di esse   anziché agirle, imparando ad interrogarsi su cosa spinga a fare determinate scelte o ad avere determinati comportamenti.

 

Mariela Flores Acosta, Mauro Cruz Martínez, La educación en el mundo actual: consideraciones sobre el deseo y la transferencia / L’educazione nel mondo attuale: considerazioni sul desiderio e sul transfert – Messico(45_S)
 

Introducción

Los espacios universitarios son uno de los ámbitos de ejercicio del poder sobre los cuerpos, pero también el sitio privilegiado y específico desde el cual se prepara/legítima el poder ejercido en otros espacios de la institución social. Método. El trabajo se realiza desde una aproximación cualitativa, específicamente desde la consulta y lectura de bibliografía especializada en torno estudios que se ocupan de la transferencia y el ejercicio del poder en la relación educativa. Partiendo de las siguientes cuestiones: ¿qué clase de sujeto es el de la educación? ¿Cómo descolocar al profesor- alumno de la relación Amo-esclavo? ¿Qué hacer para darle un lugar a la palabra y al deseo en el espacio educativo? Resultados y discusión. Consideramos importante rescatar la transmisión de un deseo de saber hacia los alumnos, que puede posibilitar darle un lugar a la subjetividad en el proceso de enseñanza-aprendizaje. Así, mientras la educación apuesta por la formación de sujetos de saber, desde el psicoanálisis se puede cuestionar a dichos sujetos para posibilitar otro saber, un saber sobre su falta. Es decir, que no se puede poseer un saber completo, pero que si se puede, a partir de la carencia del mismo, que el sujeto se pregunte por aquello que no sabe, y desde ahí construir algo nuevo. Es entonces que partir de darle un lugar a la subjetividad, al deseo, a la palabra y a lo singular, que podemos encontrar una forma en la que los sujetos puedan darle sentido a su vida y por ende a su educación para descolarse de la posición de objeto en la que el sistema los ha colocado.

Blanca De La Luz Fernández, Heredia Y Claudia Isabel Infante Ordoñez, La subjetividad de quien

enseña: un elemento detonante en la práctica docente / La soggettività dell’insegnante: un elemento detonante nella pratica didattica Messico (68_S)

 

Introducción

La enseñanza, en tanto profesión docente, es una actividad permeada por el sentido subjetivo del maestro, el cual desde la perspectiva de Karmiloff-Smith (1994) y de González (2006) puede considerarse como el saber genuino respecto a la enseñanza, vinculado a las diversas experiencias vividas por el docente en los entornos educativos en los que ha participado y en lo que éstos le han representado personalmente. En este contexto, el objetivo del presente trabajo fue indagar la manera en que las experiencias personales y de formación del docente construyen un sentido propio respecto a la enseñanza, analizando cómo estas experiencias subjetivantes inciden de manera importante en su práctica docente.

Método

El método empleado para lograrlo fue de carácter cualitativo, con un diseño de múltiples casos entrelazados (Hernández, Fernández y Baptista, 2014), siguiendo como Método de Análisis la perspectiva de la Epistemología Cualitativa, planteada por González (2000; 2006; 2013) para el estudio de la subjetividad. Con una muestra intencionada de cuatro docentes universitarios pertenecientes a dos Facultades de la Universidad Michoacana de San Nicolás de Hidalgo: Ingeniería Mecánica y la Facultad Popular de Bellas Artes, se realizaron entrevistas semiestructuradas mediante consentimiento informado.

Resultados

Los resultados de este estudio permitieron apreciar que las fuentes de motivación en los maestros están vinculadas a sus historias personales e inciden en su quehacer de forma no necesariamente consciente. Los maestros enfocados en enriquecer la experiencia propia del estudiante frente al conocimiento, parecen tornarse susceptibles a asumir una postura reflexiva respecto a su propio quehacer. Del mismo modo, las experiencias escolares han sido valoradas por los maestros en relación con necesidades e intereses personales y éstas se convierten a su vez en puntos de referencia desde los cuales los maestros construyen una imagen de maestro ideal y valoran su

quehacer actual.

 

Discusión

En relación con las conclusiones obtenidas en esta investigación, se puede señalar que el docente pone en juego consciente e inconscientemente unidades de sentido propias respecto a la enseñanza asociadas a su experiencia personal, que repercuten de manera importante en la calidad de la relación pedagógica establecida con los estudiantes y en la motivación intrínseca o extrínseca promovida. Desde esta perspectiva, la docencia no puede comprenderse solo desde un punto de vista técnico y que dé respuesta a las exigencias del contexto, probablemente el componente subjetivo del docente sea un detonante muy importante que está presente en su práctica de enseñanza.

 

 

4.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA C – AULA E02

Lucero Guzmán Mateos, Carmen León Rodríguez, La participación de los padres de familia en la formación en valores de niños Me´Phaa / La partecipazione dei genitori nella formazione dei valori

dei bambini Me’phaa – Messico (34_S)

 

La educación preescolar es indispensable para desarrollar capacidades que dan base al aprendizaje, la acción creativa y las relaciones sociales, necesarias para la vida y el futuro escolar. Las relaciones con pares y profesores promueven competencias de comunicación oral y escrita mediante actividades lúdicas y prácticas sociales que fomentan nuevas formas de pensamiento para construir conocimientos complejos, apuntalan el desarrollo socioemocional y cognoscitivo. Siendo los padres la base de constitución psíquica y modelos de relación con el mundo, debemos reducir los efectos negativos de la violencia y precariedad afectiva sobre el ajuste escolar, promover la responsabilidad compartida padres-escuela-psicólogos, incidir en la relación de estos entornos, y así potenciar mejores condiciones de aprendizaje y constitución subjetiva.

Objetivo. Evaluar un programa de intervención dirigido a madres de niños que presentan problemas comportamentales, el cual fomente prácticas de crianza que apuntalen formas de relación más favorables al ajuste social y el aprendizaje académico.

Método. Estudio Cualitativo, investigación-acción, participó un grupo de 2° de preescolar, en Michoacán, México. Dos etapas: 1. Participaron 20 diadas madre-hijo, la profesora de educación física y la profesora titular. Los primeros seis meses hubo dos actividades semanales: matrogimnasia, guiada por la maestra de educación física. E intervención psicológica, implementando actividades con las diadas (diagnósticas y para promover otros modos de convivencia), y un grupo de reflexión con madres. 2. Esta etapa fue propuesta por seis madres que pidieron continuar el grupo de reflexión durante un ciclo escolar más. Se tuvieron sesiones semanales con madres y las maestras dieron seguimiento a los niños al interior del aula.

Resultados. En la primera fase prevalecían modos restrictivos de vinculación, escasa capacidad lúdica en las madres, de colaboración en las diadas y con el grupo en general. Los recursos simbólicos eran pocos y se recurría a lenguaje violento, golpes y castigos como modos habituales de crianza. En el curso de esta etapa, las madres se comprometieron más con los procesos escolares, abriendo canales de diálogo y apoyo entre las madres, que derivaron en reportes de mejora de los niños tanto en el ámbito social como académico. La segunda fase profundizó en temas que angustian: crianza, dinámica familiar, historias personales maternas. Estaban agotadas y se sentían solas. Después resignificaron historias, ideales de maternidad y feminidad, posicionándose más libres y tranquilas frente a sí mismas, sus esposos e hijos, a quienes acompañan mejor aunque enfrentan situaciones dolorosas y estresantes. Las maestras reportan mejora académica y social en los niños, más seguridad en sí mismos y en el vínculo, gran involucramiento materno. Creemos invaluable la colaboración escuela, padres y psicólogo: potenciar el desarrollo integral y apoyar a padres y profesores en la crianza.

Ilaria Iorio, Antonella Zaccaro, Claudia Riccardo, Mariangela Lamagna, Antonia Cuccioli,

Quando la scatola si apre: rischio e bellezza di sognare insieme alle famiglie / Cuando se abre la caja: el riesgo y la belleza de soñar junto a las familias – Italia (83_I)

NTRODUZIONE

È noto come essere madre sia un’esperienza complessa che, se adeguatamente sostenuta, permette lo sviluppo di competenze relazionali più ricche e soddisfacenti in grado di favorire anche la cittadinanza attiva. Le donne che abitano contesti di emarginazione e degrado sono spesso costrette a vivere il ruolo genitoriale fronteggiando ansie e difficoltà più grandi delle loro risorse personali e sociali: nella VI Municipalità di Na è alto il tasso di gravidanze precoci e famiglie monoparentali (per separazioni, padri detenuti o deceduti). Da qui l’importanza di costruire spazi di ascolto e partecipazione in cui sostenere una funzione materna autenticamente creativa ed aperta alla comunità.

L’Ass. Maestri di Strada, impegnata in progetti educativi contro il disagio scolastico e sociale in collaborazione con il DSU dell’Università Federico II di Napoli, ha già realizzato in passato progetti formativi per “genitori sociali”, oggi educatori complementari sul territorio; nell’a.s. 2016-17 ha realizzato la II annualità del Progetto Matrioske, rivolto a madri della periferia Est di Napoli, con l’obiettivo di costruire spazi territoriali stabili di sostegno alla genitorialità consapevole.

METODO

Hanno partecipato al Progetto 40 madri (età m: 37) divise in 2 gruppi coordinati da psicologhe. A ciascun gruppo sono stati offerti: laboratori di Teatro e Trucco in cui fare esperienza di varie parti del Sé; uno Spazio di riflessione per pensare alle abituali configurazioni relazionali dentro e fuori la famiglia, narrando esperienze significative e avendo l’opportunità di costruire legami. A ciascun incontro sono stati presenti osservatori silenziosi che hanno redatto resoconti narrativi. Il materiale testuale raccolto è stato analizzato per esplorare le aree tematiche emerse e monitorare il lavoro nel tempo.

RISULTATI

Il corpus testuale (58 resoconti, 49203 occorrenze) è stato sottoposto ad analisi semantico- strutturale tramite il software Alceste (Reinert, 1986). Dall’analisi (indice di stabilità 73%) sono emersi 4 cluster con vocabolari specifici:

1.  Da madre a figlia: il racconto dell’inter e intra-generazionale (39%): madre, figli, casa, era, marito, famiglia, racconta, matrimonio, tradizioni.

2.  Un gruppo per pensare, guardarsi e raccontarsi (35%): gruppo, relazioni, riflessione, storia, parola, sguardo, noi.

3.  La parola al corpo: il laboratorio come spazio di cura di sé (16%): corpo, specchio, creare, scena, costruire, fantasia, valorizzare, imparare.

4.   Una stanza tutta per sé (10%): appuntamento, chiacchierare, laboratorio, cerchio, risate, oggi, pausa.

DISCUSSIONE

I risultati mostrano come le donne partecipanti abbiano usato laboratori e gruppo per riflettere sul passato, aver cura di sé nel presente e provare a costruire reti tra donne per fronteggiare il futuro. Le Matrioske, ad oggi, continuano il loro percorso e alcune affiancano i MdS, mettendo a disposizione del territorio una generatività che crea piccoli circoli virtuosi di cambiamento.

Valentina Paola Cesarano, Maria Papathanasiou, Le buone X prassi per le famiglie: uno studio

esplorativo / Buenas X prácticas para familias: un estudio exploratorio Italia (33_I)

Introduzione: L’ Associazione italiana Sindrome dell’ X fragile ha attivato da circa due anni il progetto “Le buone X prassi per le famiglie” che mira alla rilevazione di buone prassi a partire dai buoni esempi forniti dalle famiglie delle persone con Sindrome dell’X fragile che afferiscono all’ associazione. Sono stati scelti, quali spunti di riflessione, i momenti più complessi della giornata, le cure di routine, l’inclusione scolastica, la capacità di organizzarsi con i propri limiti, il lavoro, la sessualità, il rapporto con i fratelli, i problemi legati al comportamento e così via. La discussione all’interno del gruppo è stata facilitata da un docente universitario di Pedagogia speciale proveniente dal territorio di appartenenza delle famiglie partecipanti al progetto.

Metodi: Nel corso degli incontri è stata adottata dal docente referente del territorio la metodologia dell’Action Learning Conversation. Essa può rappresentare un rapido volano di trasformazione, dal

momento che è un approccio a lavorare e a sviluppare con le persone un progetto o un problema

 

attuale come strategia di apprendimento (O’Neil, Marsick; 2007). Si è scelto di effetuare un‘ analisi qualitativa dei contenuti emersi durante gli incontri nel territorio campano. Il materiale raccolto, tramite audio registrazione, è stato poi sbobinato e analizzato avvalendosi del software Nvivo (Richards,1999) nella prospettiva della Grounded Theory (Glaser, Strauss, 1968).

Risultati e discussione:

Attraverso l’analisi del materiale raccolto, è stato possibile individuare la ”core category” che rappresenta il concetto organizzatore principale dello studio esplorativo. Tale categoria dominante è rappresentata dalle difficoltà nel raggiungimento dell’autonomia e dell’ autodeterminazione. Manca inoltre un orientamento professionale che permetta ai giovani di poter individuare un proprio percorso che punti sulle loro potenzialità e interessi; mancano gli enti che possono dare un sostegno non solo alle persone con la sindrome ma anche alle loro famiglie. L’analisi qualitativa ha inoltre consentito di far emergere le capacità e le potenzialità di bambini e giovani adulti che presentano la Sindrome dell’ X fragile, nonché le strategie educative messe in atto dalle famiglie. Secondo una prospettiva educativa tutti abbiamo le potenzialità per “decidere di essere” ciò che vogliamo essere e il ruolo dell’educazione è quello di permettere l’attivarsi di questo potenziale attraverso la creazione di un ambiente “facilitante”(Ghedin;2009). Risulta cruciale l’ attivazione di una rete sociale che promuova la corresponsabilità educativa della famiglia , delle istituzioni e della società, in un’ ottica bio-psico-sociale.

 

 

5.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA D – AULA E03

 

SIMPOSIO: Progetto “Disegnare il futuro” – didattica laboratoriale nel curricolo scolastico, perchè un percorso sperimentale triennale di innovazione didattica / “Dibujando el futuro ” – didáctica de talleres en el currículo de la escuela, porque una formación experimental trienal de innovación didáctica. Proponente: Susanna Zago. Intervengono: Cristiana Pasqualini, Laura Rama – Italia (129_I)

 

Il simposio si propone di CONDIVIDERE e SCAMBIARE una sperimentazione didattica e organizzativa avviata nelle scuole veronesi da tre anni e al secondo triennio sperimentale. Il progetto “Disegnare il Futuro” si centra sulla pedagogia attiva, sul valore del fare pensato e sull’importanza della relazione educativa; porta il laboratorio, quale mediatore didattico dei linguaggi disciplinari e della didattica cooperativa, nel quotidiano delle lezioni nelle scuole primarie e secondarie. Il laboratorio è condotto dagli insegnanti di disciplina, in sinergia con esperti provenienti dal mondo artistico-muiscale, umanistico, scientifico e dei mestieri, che diventano complementari alla professionalità dell’insegnante. Insieme progettano Unità di Apprendimento su compiti di realtà, dando senso allo studio delle discipline. I docenti sono i “registi “dei percorsi , ne hanno la responsabilità didattico- educativa e valutativa. Inoltre collaborano con le famiglie, il territorio ed altre istituzioni pubbliche o private per rendere la scuola uno spazio aperto, frequentato ed aumentato di significati e relazioni umane, anche al di fuori dell’orario di lezione.

 

6.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA E – AULA E04

Oyuki Rojas Clemente, Carmen León Rodríguez, Nancy Ordoñez Robles, Ambientes de aprendizaje reales, una estrategia activa en la construcción de competencias en Niños Nauas / Ambienti di apprendimento reale, una strategia attiva per la costruzione di competenze in bambini

Nauas – Messico (28_S)

 

Guerrero, un estado en crisis por la violencia, inseguridad y problemas sociales que contribuyen a

ver en el cultivo de enervantes una oportunidad para subsistir, lugar donde los niños por su complexión y tamaño son una pieza clave en el rallado de amapola por lo que es enseñado a

 

cultivarla antes de enviarlo a la escuela, lo que genera desinterés por la educación, deserción y analfabetismo. Aunado a esto, las estrategias tradicionalistas limitan el desarrollo de las competencias de lectoescritura y matemáticas.

Esta situación se acentúa en alumnos nauas de 2° grado de la comunidad de Cacahuatepec, ubicada en la Montaña de este estado, quienes no habían desarrollado las competencias específicas del grado, no mostraban interés por estudiar al considerar que no es útil para su vida que piensan dedicar al narcocultivo.

A partir de esta situación se realizó un estudio cualitativo con un enfoque de investigación acción, el objetivo fue evaluar el impacto de los ambientes de aprendizaje reales como una estrategia activa en la construcción de competencias específicas de segundo grado. Para evaluar las competencias específicas del niño se usaron las técnicas de observación, grupo focal y análisis de desempeño.

El plan de intervención se centró en la construcción de ambientes de aprendizaje reales basado en los oficios y en la transversalidad de contenidos contextualizados. La participación de los padres de familia, directivo y profesores de otros grados fue necesaria. La primera etapa se focalizó en el ambiente de una granja, para ello se construyeron corrales con aves, los niños asumieron el oficio de granjeros, se abordaron Español, Matemáticas, Exploración de la naturaleza y sociedad, Educación artística, Formación cívica y ética y Lengua indígena.

Tras el análisis, se implementó la segunda etapa en la que se construyó el ambiente de una carpintería, los niños se convirtieron en carpinteros. Se abordaron las seis asignaturas cuyo eje transversal fueron los contenidos matemáticos. En la tercera etapa, se construyeron los ambientes de un mercado y una cocina para los oficios de comerciantes, reposteros y paleteros.

En esta etapa se colaboró con alumnos de tercer y sexto grado por petición. El eje transversal fue español y matemáticas para el trabajo con todas las asignaturas del grado. Los resultados muestran una creciente mejora en el desempeño escolar de los niños principalmente en las asignaturas de Español, Matemáticas, Exploración de la Naturaleza y Sociedad y Formación Cívica y Ética, más del 90% de los niños lograron desarrollar las competencias específicas de estas áreas y se mostraban emocionados por aprender.

Podemos concluir que los ambientes de aprendizaje reales motivan el interés de los niños por aprender, los vuelve autónomos, críticos y reflexivos, potencian el desarrollo de las competencias específicas de un grado, propician el aprendizaje significativo y colaborativo a través de la experiencia, vincula el conocimiento a la vida real.

María Guadalupe De La Torre García, María De Jesús Yolanda Tapia Torres, La enseñanza

situada para un aprendizaje significativo en la escuela primaria / L’insegnamento situato per un apprendimento significativo nella scuola primaria – Messico (15_S)

 

La presente ponencia da cuenta del proyecto de Investigación que se desarrolla en la Escuela Normal de Zumpango, Estado de México; Titulado “La Enseñanza Situada para el Aprendizaje Significativo en la escuela primaria”. Los sujetos de estudio son los docentes en formación del séptimo y octavo semestres de la generación 2013-2017.

 

Se inicia haciendo referencia al acuerdo 649 que se publica en el Diario Oficial de la Federación con fecha 20 de Agosto del 2012, por el que se establece el plan de estudios para la formación de maestros de educación primaria. Asimismo hace énfasis a las competencias profesionales que expresan desempeños que deben demostrar los futuros docentes de educación básica, con carácter específico y se forman al integrar conocimientos, habilidades, actitudes y   valores necesarios para ejercer la profesión docente y desarrollar prácticas en escenarios reales; permitiendo al egresado atender situaciones y resolver problemas del contexto escolar colaborando activamente en su entorno educativo y en la organización del trabajo áulico e institucional.

 

Se puntualiza en la dimensión psicopedagógica porque se articulan los enfoques didáctico- pedagógicos actuales con la metodología de la enseñanza situada considerando las estrategias didáctica acordes para el desarrollo de ésta, creando ambientes de aprendizaje que responden a las

finalidades y propósitos de la educación primaria y a las necesidades de un aprendizaje significativo

 

de los alumnos; así como al contexto social y su diversidad.

La expectativa es que los docentes en formación generen con esta metodología un aprendizaje significativo desarrollando habilidades y destrezas, la interiorización razonada de valores y actitudes en los niños de primaria, apropiándose y movilizando sus aprendizajes para la toma de decisiones en soluciones, innovadoras de problemas y la creación colaborativa de nuevos saberes, como resultado de su participación en ambientes educativos experienciales y situados en contextos reales.

Rosa Adelaida Del Valle Puente, Logoterapia y niños: aplicaciones prácticas sobre el sentido de la

vida / Logoterapia e bambini: applicazioni pratiche sul significato della vita – Messico (80_S)

 

Infancia no es destino… después de 22 años de trabajar con niños, el conocimiento de esta frase y mi experiencia en la logoterapia inició mi curiosidad e inquietud de llevarla a los niños, para hacerlo tuve la facilidad de contar con el trabajo humanista o del enfoque centrado en la persona en la terapia de juego, lo cual permite que la logoterapia se convierta en una poderosa herramienta… su vinculación al trabajo y el tiempo de estudio tiene de dos años a la fecha, y ha sido enriquecedor para comprender las necesidades de la parte espiritual de los niños y su existencia en su diario vivir. Como psicólogo y logoterapeuta la habilidad básica de la empatía se hace necesaria en las primeras sesiones, hacerle saber por qué está en terapia, que hace un psicólogo, cuanto tiempo lleva la sesión, las reglas del cuarto de juegos, conocer al niño, su desarrollo, personalidad, hacer una exploración psicológica sobre él y su entorno creando de esta manera un lazo de comunicación y confianza entre el niño y el terapeuta. Al terminar este proceso que se escribe rápido, pero que conlleva estudio y práctica, he descubierto que entre las sesiones aparece la logoterapia inespecífica como una de las herramientas a usarse, muchas de las veces el niño no tiene un sentido en la vida, pero tampoco la conciencia de su importancia, y lo que si enfrenta es un momento donde está en el centro de una serie de demandas sobre su persona que hace que su mundo se vea diferentes a como era antes y que no tenga “sentido” para él. Para el niño la falta de sentido está relacionada íntimamente con la falta de coherencia y de lógica, además de la falta de sensación de seguridad y de aceptación por parte de los adultos, esta falta de sentido tiene una profunda raíz en la forma en como se percibe el mundo, y es tan distinta de los adultos…desde la parte cognitiva, social y moral, como también la parte emocional.

Las técnicas y herramientas de logoterapia que hasta este momento he usado en el consultorio: (se

llevan dibujos, diagramas y otros elementos de niños que han estado o estaban en terapia).

 

7.1 LABORATORIO permanente / TALLER permanente – zona antistante la Sala Rossa

 

Orazio Miglino LABORATORIO permanente / TALLER estable – Italia (95_I)

Il Giardino di Emilio: Kit di giochi educativi tradizionali potenziati da interfacce tangibili e sistemi di Intelligenza Artificiale / The Emily Garden: traditional educational games enhanced by tangibile interfaces and Artificial Iintelligence systems / El Jardín De Emilio: kit de juegos educativos tradicionales potenciado por interfaces tangibles y sistemas de Inteligencia Artificial

 

I giochi tradizionali possono avere una nuova vita grazie alle tecnologie delle interfacce tangibili e all’intelligenza artificiale. Nell’ambito delle Tecnologie Innovative per l’apprendimento. Sulla base del modello presentiamo alcuni prototipi che sfruttano le interfacce tangibili (Tangible User Interfaces – TUIs) centrando l’interazione sulla manipolazione, sulla prensione di oggetti fisici e sull’esplorazione multisensoriale per gestire ed interagire APP educative per bambini.

Il cuore di questi prototipi è una tavoletta può essere collegata ad un classico PC oppure ad un tablet o smartphone Windows tramite due modalità di connessione: i) USB, ii) Wi-Fi. All’interno della tavoletta stessa, c’è un’antenna (tecnologia ecologica ed invisibile all’utente) che consente di riconoscere dei tag associati ad oggetti fisici. In questo modo digitale e tangibile si sposano per dare

vita ad   una nuova categoria   di giochi, strutturati   e non-strutturati, che   portano gli approcci di Montessori e Munari nel nuovo millennio.

 

 

 

 

29 ottobre – POMERIGGIO / HORARIO VESPERTINO (h 14.45-19.00)

 

8.1 SESSIONE PLENARIA/SESIÓN PLENARIA – SALA ROSSA

 

Luisa Lauretta presenta la Rivista Psicologia e Scuola, ed. Giunti Scuola- Italia

 

Luisa Lauretta presenta la rivista “Psicologia e scuola” (di Giunti Scuola), da lei diretta e di cui è responsabile   scientifico   è     il     Prof.     Cesare     Cornoldi     (Università     di       Padova). La rivista, fondata nel 1980, è tra i primi periodici italiani di psicologia dell’educazione e costituisce un importante osservatorio sulla scuola italiana e le sue complessità. Nella rivista esperti italiani e stranieri divulgano le loro ricerche in ambito psicopedagogico per restituire al mondo della scuola occasioni riflessive, nuove visioni, innovativi strumenti di intervento per difficoltà di vario tipo che incontrano gli allievi nei loro percorsi di crescita e di acquisizione delle conoscenze, senza trascurare la qualità della dimensione relazionale che coinvolge tutti gli attori del processo educativo. La rivista intende offrire a insegnanti, psicologi, educatori teorie e prassi funzionali a una scuola dove si possa crescere e star bene insieme.”

 

Margarida Gaspar De Matos, Catia Branquinho, “Dream teens”: a partecipatory action research program – Portogallo (104_S)

 

An action-research participatory project was developed with Portuguese youth, to provide them with a support structure so that their ideas could be heard, and so that their social participation and engagement could be promoted, in the areas of health, well-being and active citizenship.

A total of 147 youth participated in the project. They were trained and supervised so as to develop own social participation projects in 6 areas related to health, education and well-being. The scope, process and products of the project will be presented.

After four years of this action-research participatory project aiming at empowering young people, promoting their active social engagement and participation and their active “voice”, a set of interviews and focus groups were held in order to analyze 1) how far was possible to promote the “voice” of youth regarding issues that directly affect them; 2) the quantitative impact resulting from the pre and post-test in terms of their expectations regarding the future, involvement in volunteer activities and leadership, and considering five dimensions: their feelings and competencies for action, competencies for problems solving, interpersonal skills, solidarity, and feelings about life; and finally 3) the data resulting from the interviews with young people at the follow up; the perceived strengths, weaknesses, opportunities and threats of the project.

The main results are: 1) the young people “voice” was stronger in subjects related to friends and society in general, while not so “heard” in school and by the local authority; 2) young people perceptions have improved significantly in all dimensions, as well as the involvement in leadership activities and future expectations; 3) the young people identify “strengths”: the project objectives, the debates, and relationships created; “weaknesses”: the demotivation of some participants at a long run; “opportunities”: the missed availability of local authorities and schools to support youth, and the invitations and visit to the national Parliament; “threats”: the

bureaucracy   around     projects   development,   and     the   difficulty   in     articulating   with some institutions, namely schools and local authorities

 

 

Gustavo Pietropolli Charmet, Scuola e rapporto intergenerazionale contemporaneo / Escuela y relación intergeneracional contemporánea Italia (111_I)

 

La crisi della scuola è in gran parte dovuta all’apparentemente inspiegabile fenomeno che gli studenti non ne scorgono il significato simbolico, la scuola non rappresenta più la cultura, il potere o il sapere, la grande tradizione del nostro paese, e garantisce molto poco di essere di qualche utilità nel funzionare da ascensore sociale. La scuola non ha perso il suo valore simbolico per qualche sua falla. Piuttosto, i ragazzi sono diventati i suoi clienti e il contratto che lega la scuola ai ragazzi è cambiato in profondità: i clienti di un servizio hanno delle richieste e vantano dei diritti, giudicano i vantaggi della loro scuola rispetto alla concorrenza. Al contrario, se si accorgono che i loro docenti pretendono rispetto a priori solo perché sono i docenti, si preoccupano ancora di più della qualità del servizio: la persona che entra nell’aula al mattino per insegnare non rappresenta assolutamente nulla di più che se stessa e anche il suo ruolo è in discussione (da G. Pietropolli Charmet, L’inostenibile bisogno di ammirazione, Laterza, Roma- Bari, 2018).

 

Piero Dominici, Educazione complessa e democrazia (titolo provvisorio) / Educación compleja y democracia (título provisional) Italia (137_I)

 

 

MANCA ABSTRACT

 

Clelia Bartoli & Giocherenda, Laboratorio riflessivo attraverso giochi cooperativi ideati da un gruppo di giovani rifugiati / Taller reflexivo a través de juegos de cooperación ideados por un grupo de jóvenes refugiados – Italia/Africa (90_I)

 

Un gruppo di giovani rifugiati africani giunti di recente in Sicilia ha deciso di farsi carico della solitudine e disgregazione che affligge le società europee insegnando la “Giocherenda”. Questa parola della lingua africana pular significa: “solidarietà”, “interdipendenza”, “forza che scaturisce dall’unione”, “gioia del fare insieme”. E il fatto che assomigli alla parola italiana “giocare” ha stimolato l’idea di creare giochi cooperativi che insegnano a stabilire legami e affinare la resilienza collettiva.

I ragazzi di Giocherenda proporranno i loro giochi e, insieme a Clelia Bartoli, tesseremo una riflessione educativa scaturita da questa gioiosa esperienza ludica.

 

 

 

 

SIMPOSIO: Rigenerazione urbana e beni comuni / Regeneración urbana y bienes comunes. Proponente: Nicola Laieta. Intervengono: Nicola Capone, Tristana Dini, Veronica Dini (Associazione Circola Cultura, Diritti e Idee in Movimento – Milano) – Italia (124_I)

 

 

MANCA ABSTRACT

 

SIMPOSIO: Far crescere chi fa crescere: il sostegno economico all’educazione / Hacer crecer a quien hace crecer: apoyo económico para la educación. Proponente: Cesare Moreno. Intervengono: Giancarlo Durante (Fondazione Prosolidar – Roma), Alessandro Fainello (Fondazione San Zeno – Verona), Mario Massa (Fondazione di Comunità Centro Storico – Napoli), Giovanni Sanicola (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli – Milano) – Italia (118_122_I)

 

 

MANCA ABSTRACT

 

 

10.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA B – AULA E01

Yeimy Paola Rodríguez Mendoza, Nevis Balanta Castilla, Deicy Daniela Rodríguez Mendoza, Vivencia del desempleo: perspectiva del egresado de la facultad tecnológica de la universidad distrital frente al entorno laboral / Vita da disoccupato: la prospettiva del laureato della facoltà tecnologica dell’università distrettuale di fronte all’ambiente di lavoro – Colombia

(62_S)

 

Introducción

La investigación aborda la perspectiva tanto del estudiante próximo a graduarse (pregrado) como del egresado de la Facultad Tecnológica de la Universidad Distrital Francisco José de Caldas de los diferentes proyectos curriculares, con respecto al tema laboral ya que es indudable ver como en Colombia el desempleo afecta constantemente a la población en general donde aquellos que ingresan y terminan sus estudios en educación superior plantean expectativas con lo que estudian, dado que dichos estudiantes esperan que, cursando una carrera universitaria tengan más posibilidades de estar en el entorno laboral con las condiciones establecidas y esperadas por cada uno.

Según reportes nacionales, se evidencia que en las recientes estadísticas del DANE se evidencia un aumento de 1,3 puntos porcentuales durante el último año, pasando del 9,2% en 2016 al 10,5% en 2017. En la ciudad de Bogotá (http://www.bogotacomovamos.org/blog/aumenta-el- desempleo-en-bogota/) sin embargo, gran parte de los encuestados plantean dentro de sus expectativas de vida, trabajar fuera de Bogotá o trabajar a nivel internacional. Por otro lado, en el Portafolio (Revista Virtual) las ramas que jalonaron la generación de empleo en el total nacional fueron Agricultura, ganadería, caza, silvicultura y pesca e Industria manufacturera( http://www.portafolio.co/economia/empleo/desempleo-en-colombia-marzo-de-2018-516623) donde se evidencia que aunque la ingeniería este implícita dentro de las ramas no está explicita como área de ejecución.

Se resalta que la facultad tecnológica oferta ingenierías por ciclos propedéuticos, por lo que el

estudiantado se gradúa inicialmente de tecnología y luego ingresa a estudiar 4 semestres de

 

ingeniería para obtener el título de profesional. La tecnología es requisito para ingresar a completar la Ingeniería.

Método

La investigación se manejó bajo el estudio de caso donde se usaron técnicas de recolección de datos tales como las entrevistas semiestructuradas y encuestas las cuales revelaron las costumbres de los estudiantes y los paradigmas que poseen antes de graduarse, otro factor estudiando fueron los docentes, no todos tienen experiencia en las áreas que se encuentran dictando en el aula de clase, y las clases se vuelven teóricas y la practica son casos de estudio donde la perspectiva del docente no sale de lo teórico, por lo que los estudiantes ven las materias como requisito para grado y no como formación profesional.

Resultados

La realidad puede ser distinta a la expectativa, se evidencia que existen diferentes estadísticas por proyectos curriculares de la Facultad (Tecnología en Industrial con Ingeniería de Producción, Tecnología en Mecánica con Ingeniería en Mecánica, sistematización de datos con ingeniería en telemática, Tecnología en sistemas eléctricos de media y baja tensión con Ingeniería mecánica, Tecnología en construcciones civiles con Ingeniería Civil, Tecnología en Electrónica con ingeniería en control e ingeniería en telecomunicaciones), los cuales revelan que pocos estudiantes cuentan con empleos en el área que estudiaron, inicialmente esto colocó a los estudiantes en las necesidades de las empresas privadas las cuales son limitadas y no siempre son acordes a las habilidades del personal contratado, los pocos empleos ofertados son ocupados gracias a las redes de amigos y la comunicación que se cuenta entre la Universidad y las empresas.

Discusión

Los espacios generados para difusión de ofertas son pocos y se deben mejorar. No obstante, existen más variables dentro del proceso las cuales son preocupantes para los estudiantes de pregrado con respecto al índice de personas que se gradúan en un mismo periodo demostrando así más competencia en el campo de acción que es la ingeniería en las diferentes áreas, aunque sean egresados de la facultad tecnológica donde la razón de ser son las tecnologías, mostrando así que el número de empresas en un sector-región no es el suficiente para suplir el empleo, por otro lado, los egresados mantienen 2 preocupaciones alternas, la primera es con respecto a los que tienen más experiencia en el área en la que se desempeñan y la segunda es que muchas empresas no están dispuestas a pagar cierta cifra cuando el individuo tiene ya bastante capacitación (esto no es rentable para la empresa según aportes de los egresados.

Laura Aleni Sestito, Luigia Simona Sica, “Guardare avanti”: orientamento temporale e prospettiva futura nella formazione dell’identità e nella costruzione dei progetti professionali / “Ver hacia adelante”: orientación temporal y perspectiva futura en la formación de la identidad y

en la construcción de proyectos profesionales – Italia (73_I)

 

Introduzione. Nella prospettiva della psicologia dello sviluppo occuparsi del proprio futuro, fare progetti, individuare e scegliere percorsi professionali è uno dei compiti di sviluppo dei giovani, soprattutto nella transizione dalla tarda adolescenza all’età adulta (Arnett, 2000; Luyckx, Lens, Smits, & Goossens, 2010; Sica, Crocetti, Ragozini, Aleni Sestito, Serafini, 2015). Tale compito è strettamente correlato alla formazione dell’identità e ne definisce le principali configurazioni. Negli ultimi anni, accanto ad una crescente ricchezza e flessibilità di opzioni identitarie (Furlog & Cartmel, 2007), la letteratura ha messo in luce specifiche difficoltà che i giovani incontrano nell’assolvere tali compiti, sulle quali sembrano avere un peso rilevante i cambiamenti sociali e gli elevati livelli di imprevedibilità del mondo del lavoro.

Il presente studio, usando una metodologia qualitativa, intende evidenziare le associazioni tra risoluzione dell’identità, personale e vocazionale, e orientamento al futuro, esplorando aspettative dei giovani rispetto al futuro, percorsi di carriera desiderati e pianificati, strategie messe in atto per fare fronte a eventuali difficoltà. Alla luce della letteratura che sottolinea la centralità della time perspective (Harber, Zimbardo, & Boyd, 2003; Laghi, Baiocco, Liga, Guarino, & Baumgartner, 2013; Luyckx et al., 2010), lo studio intende, in particolare, cogliere, attraverso

le memorie autobiografiche, il ruolo che l’orientamento al futuro e le prospettive per il futuro

 

svolgono nel favorire/inibire la formazione dell’identità, in un contesto culturale come quello

dell’Italia meridionale, nel quale l’imprevedibilità del futuro sembra particolarmente marcata. Metodo. Ispirandoci alla narrative identity (McAdams, 2001, 2011), a 60 studenti, bilanciati per genere, di età compresa tra 17 e 21 anni, è stato chiesto di rispondere ad una consegna narrativa volta a fare emergere il racconto delle proprie esperienze di costruzione di progetti di carriera e delle      proprie     aspettative      future.      La      partecipazione      è      stata      volontaria     e      anonima. Risultati. Gli account autobiografici di ciascun partecipante sono stati analizzati mediante analisi del contenuto (Aleni Sestito & Sica, 2014; Schachter, 2004; Tappan, 1990) e, quindi, codificati (mediante una specifica griglia), per identificare le differenti dimensioni identitarie, le differenti dimensioni della prospettiva temporale e quelle dell’orientamento al futuro. I risultati emersi da tale codifica sono stati aggregati per individuare precipui profili descrittivi (Aleni Sestito & Sica, 2014).

Discussione. I profili identificati confermano l’impatto della prospettiva futura sulla formazione dell’identità, in particolare del ”futuro controllabile” sull’assunzione di commitment. I risultati evidenziano, inoltre, differenti estensioni temporali dell’acquisizione dell’identità, offrendo interessanti ricadute in ambito educativo.

Bélgica Iduarte García, Luciano Osorio Arias, Xóchitl Alejandro López, Estilos de apego en

jóvenes de 18 a 25 años en la universidad popular de la chontalpa / Stili di attaccaccamento dei giovani da 18 a 25 anni della università popolare di Chontalpa – Messico (43_S)

cancellato Los estilos de apego son el resultado de las primeras relaciones de apego entre un niño y una persona en particular, ya que durante la relación de apego se forman los modelos mentales, los cuales influyen en el desarrollo personal y comportamiento hacia las relaciones interpersonales a lo largo de la vida. El objetivo de la investigación consistió en evaluar e interpretar el estilo de apego que predomina entre los jóvenes de 18 a 25 años de la Licenciatura en Psicología del turno vespertino en la Universidad Popular de la Chontalpa (UPCH) y subrayar la importancia del estilo de apego en el desarrollo de la personalidad de los jóvenes. Se aplicó el Cuestionario CAMIR, el cual mide los estilos de apego y las representaciones mentales del apego, pasadas, presente y el funcionamiento familiar. Con lo que se obtuvo un mayor número de jóvenes con apego seguro, seguido del preocupado y evitativo. Sin embargo, por género en los hombres predomina el apego preocupado, seguido del evitativo y seguro. Los resultados sugieren que los jóvenes con apego seguro reconocen y obtiene apoyo de sus figuras de apego, así como tienen una comunicación abierta, mientras que los jóvenes con apegos inseguros, presentan falta de reconocimiento y apoyo de las figuras de apego, traumatismo infantil e interferencia de los padres.
Mario Morales Navarro, Adaptación Universitaria y rendimiento académico de estudiantes vulnerados insertos en la Educación Superior. Un estudio desde las subjetividades de los jóvenes de la deserción y permanencia en la Universidad / Adattamento universitario e rendimento scolastico degli studenti abusati coinvolti in percorsi di educazione superiore. Uno studio sulla

soggettività dei giovani che abbandonano e rimangono nell’università – Cile (21_S)

 

aggiunto  

Introducción

La presente investigación tiene como finalidad comprender desde las subjetividades de los participantes egresados de la enseñanza media, provenientes de Liceos con altos índices de vulnerabilidad, los principales factores que han contribuido en la obtención de su alto rendimiento escolar. Son varios los modelos que se han utilizados para explicar el abandono de los estudiante en los primeros años de universidad, Estos modelos han considerado factores psicológicos focalizando diferencias individuales entre los rasgos de personalidad (Ethington, 1990); modelos económicos enfocando la relación costo –beneficio (St, John, Cabrera, Nora & Asker, 2000); modelos sociológicos, los cuales se centran en elementos externos al individuo (Spady, 1970); organizacionales quienes señalan que la deserción depende de la institución (Braxton, Milem, Sullivan, 2000); modelos de interacciones, donde focaliza las interacciones del estudiantes en sus dimensiones formales e informales. Uno de los más utilizados dentro de los modelos de integración es el de Tinto (1975) quién señala que los estudiantes construyen su integración social y académica a través de recompensas en la diversas interacciones, relaciones y estados emocionales y por otra parte, evitan las conductas que les genera costos. Sin embargo, el porcentaje de abandono durante estos años no ha disminuido, pese a la existencia de diversos modelos que explican el abandono, como la cantidad de programas que ofrecen las universidades para enfrentar el problema. El estudio pretendió conocer las atribuciones que los estudiantes tenían del alto rendimiento escolar a pesar de la existencia de factores adversos del contexto social, escolar y familiar que vivían.

Método

Se seleccionaron 15 estudiantes quienes se encontraban en la universidad en primer año y que provenían de estos establecimientos. Se realizaron entrevistas en profundidad considerando factores tales como: experiencia escolar, vivencias significativas normativas y no normativas, relaciones con los compañeros, relaciones con los profesores, participación en la clase, proyecto de vida, relaciones familiares, las vivencias actuales que experimentaban en la universidad, entre otras. La metodología fue cualitativa, se enmarcó en un diseño descriptivo-interpretativo luego se construyeron las categorías a través del análisis de contenido.

Resultados y Discusión

El análisis de los resultados arrojó cinco ejes principales en torno a los cuales se estructuraron los resultados: Factores endógenos, exógenos, metas y aspiraciones, vida escolar y percepción de consecuencias en relación al buen rendimiento escolar obtenido. El estudio entrega pistas fundamentales para desarrollar programas de intervención que puedan favorecer a aquellos estudiantes que provienen de establecimientos con altos índices de vulnerabilidad evitando el

abandono de estudios.

Marcus Stueck, Reparentalisation and the biocentric principle / A way to come out of the

apocalypse and to develop a new ethic towards nature – Germania (138_S)

 

“The only form of revolution that makes sense is one that would enable all human beings to have access to love”. Rolando Toro the founder of Biodanza created this sentence and a Biocentric principle where he speakes about a new civilization, which has to be developed to overcome the apocalypse in which our world and nature gets completely destroyed at the moment. He proposes a biocentrical education and a possibility of Reparentalisation as a biological neuroscientific transformation process to give humans back a feeling of trust and love to their parents, to relationships and to nature. This development of a human ethic will be discussed also by the help of video demonstrations.

 

 

11.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA C – AULA E02

María Guadalupe De La Torre García, María De Jesús Yolanda Tapia Torres, La

importancia del contexto para una intervención socioeducativa / L’importanza del contesto per un intervento socio-educativo Messico (16_S)

 

 

Para el desarrollo del presente trabajo, se previó la revisión teórica, así como la experiencia académica de los estudiantes en la escuela normal y su desempeño, para recabar información teórico-experiencial, misma que posibilitó el análisis reflexivo de cómo el docente en formación interviene en la generación de aprendizajes en los alumnos de la escuela primaria, a través de un proyecto de intervención socioeducativa, considerando el contexto en el que está inmerso el alumno, lo que da significado a la formación del alumno de la escuela primaria, a la vez que estas vivencias dan experiencia significativa a la práctica del docente en formación y contribuyen al logro de sus competencias profesionales.

La intervención socioeducativa implica el diseño de un proyecto que parte de un diagnóstico con respecto al conocimiento de los alumnos en su carácter individual, que tiene que ver con los estilos de aprendizaje, nivel de aprovechamiento, necesidades especiales; así como la actuación dentro del grupo escolar, dinámica familiar, etc. que se reflejan en el proceso de comunicación y convivencia entre los alumnos que integran el grupo escolar, así como la relación entre el grupo y docente.

El trabajo por proyectos, como es el caso de los proyectos de intervención socioeducativa, que se comparte en el presente trabajo, tiene como punto de partida un diagnóstico, que realiza el docente en formación de la escuela normal, con el apoyo de los cursos: Diagnóstico e Intervención Socioeducativa y Proyectos de intervención Socioeducativa, ambos correspondientes al sexto semestre de la Licenciatura en Educación Primaria; además de los correspondientes al trayecto de práctica profesional en los semestres anteriores.

Para hacer este diagnóstico, el docente en formación de la escuela normal, empleó instrumentos como la observación, entrevista y cuestionario, a efecto de detectar una problemática social y a partir de esta información consideró la temática del proyecto de intervención, así como las actividades y los recursos para su desarrollo.

Concluidos los proyectos, la experiencia es compartida por los docentes en formación ante la comunidad escolar de la escuela normal, con presentaciones digitales, videos, etc. mostrando apertura a los comentarios, a efecto de reconocer fortalezas y áreas de oportunidad para la mejora de sus prácticas profesionales en el séptimo y octavo semestre.

De esta manera los docentes en formación de la escuela normal, se compenetran en la realidad del alumno de la escuela primaria, a nivel de aula, institución y comunidad, a partir de las necesidades y problemáticas reales; con ello el aprendizaje tiene mayor sentido para el alumno, al ser contextualizado, posibilitando así la construcción de aprendizajes significativos, que con tanta insistencia se señalan en la educación básica.

 

La experiencia que como docente de la Escuela Normal de Zumpango se tiene con respecto al curso: Proyectos de Intervención Socioeducativa, aporta elementos para afirmar que el aprendizaje por proyectos es una estrategia, que parte del contexto del niño y permite llevar al aula acciones orientadas a la construcción del conocimiento, partiendo de la realidad del niño, contribuyendo así al logro de un aprendizaje contextualizado que será significativo para el alumno de la escuela primaria.

 

El trabajo in extenso que se presentará en el 1 Congreso Mundial, mostrará datos y evidencias interesantes, producto de la puesta en práctica de 29 Proyectos de Intervención Socioeducativa por parte de los docentes en formación del sexto semestre (Licenciatura en Educación Primaria) de la Escuela Normal de Zumpango en tres escuelas primarias de la localidad; producto de la valoración por parte de los docentes titulares de los grupos de la escuela primaria, docentes de la escuela normal, así como la autoevaluación que hace el propio estudiante de la escuela normal, reconociendo debilidades y áreas de oportunidad.

Claudia Riccardo, Le tessitrici della notte: teatro di figura per sognare e raccontare / Las

tejedoras de la noche: teatro de figura para soñar y narrar Italia (140_I)

 

INTRODUZIONE

Il “Polo Matrioske: spazio territoriale delle donne”, si inserisce all’interno di una più ampia attività di sperimentazione educativa e ricerca-azione dell’Ass. Maestri di Strada Onlus, con l’obbiettivo di costruire spazi di sollievo, sostegno alla genitorialità e cittadinanza attiva dedicati alle mamme. I contesti principali in cui opera l’Associazione a Napoli sono la Zona Est e Forcella: periferia della città e periferia nella città, ghetti le cui caratteristiche materiali riverberano sulla psiche (Bartoli, 2014). Negli ultimi quattro anni è stato attivato il laboratorio di teatro di figura che ha coinvolto circa 40 mamme, intitolato “Le Tessitrici della Notte” in omaggio alla principessa Sherazad che tessendo storie salvò se stessa ed altri.

METODOLOGIA

Il teatro di figura è un’antica arte esistente in ogni cultura in cui burattini, marionette, ombre, pupazzi, oggetti di uso comune trasformati in oggetti performanti, diventano i protagonisti della rappresentazione teatrale. Nei laboratori attivati con le madri viene stimolata la creatività e l’espressione di sé in uno spazio traslato. Il percorso è strutturato in varie fasi che prevedono la cura di setting diversi:

1.     LA BOTTEGA: ogni partecipante progetta e costruisce l’oggetto performante sperimentando materiali, attrezzi, tecniche artistiche specifiche.

2.     L’ANIMAZIONE: l’attore entra in relazione con l’oggetto performante, ne esplora le possibilità espressive e di movimento, lo anima. Nasce il personaggio.

3.     DRAMMATURGIA DI IMMAGINI: le storie che nascono nel gruppo dell’inciucio riflessivo, incrociandosi con la possibilità di raccontare attraverso immagini diventano la drammaturgia della messinscena.

DISCUSSIONE

Di seguito vengono presentati elementi che sono risultati significativi nella riflessione sulle attività svolte fin ora.

Lo specchio – Un aspetto sorprendente è la somiglianza tra le creatrici e l’oggetto. Guardare le donne che si esercitano con le loro marionette è come guardarle riflesse in uno specchio. Il loro oggetto man mano che prende vita esprime l’essenza del suo animatore, di quello che è e quello che sogna di essere.

Sintonia e bellezza – I pupazzi per raccontare storie ed emozioni hanno bisogno della lentezza e della precisione dell’azione. E’ un processo che passa attraverso la sincronizzazione del respiro e del battito del cuore tra animatore e oggetto animato. Nel percorso laboratoriale ci si prepara a questo, si ricerca questa sintonia nel gruppo, perché ogni azione sia autentica. Accade, spesso, nel preciso istante in cui il gruppo incontra il pubblico. E’ in questa relazione che le donne e il loro doppio si esprimo in tutta la loro potenza e il loro incanto. “Veramente noi abbiamo fatto una cosa così bella?”.

CONCLUSIONI

Il Teatro di Figura è un linguaggio visuale con un valore metaforico ed evocativo fortissimo, capace di travalicare i confini intergenerazionali e culturali per creare incontri, arricchendosi delle differenze.

Sara Bigi, “Basi studiogiocanti”: il volontariato giovanile costruisce comunità / “Basi

studiogiocanti”: el voluntariado juvenil construye comunidades. Italia (133_I)

 

Dalla Base si parte verso l’infinito, senza confini, si parte verso relazioni inesplorate, si parte per affrontare sfide di crescita, si parte per costruire comunità, si parte per vivere il proprio quartiere con occhi e strumenti nuovi. Si parte insieme.

Basi Studiogiocanti è un progetto di PerDiQua Onlus, associazione di volontariato giovanile la cui mission è formare e accompagnare giovani al volontariato attraverso la peer education. Le Basi Studiogiocanti sono spazi educativi territoriali pomeridiani che si stabiliscono nei quartieri di edilizia popolare della città di Reggio Emilia. Un gruppo di giovani volontari dà vita allo spazio che accoglie bambini e bambine delle elementari per l’aiuto nei compiti scolastici, giochi e laboratori.

Volontariato giovanile

Un gruppo di giovani volontari che permette ad ognuno di affrontare sfide di crescita, di costruire comunità attivandosi sul territorio fatto di soggetti Altri e plurali. Il gruppo è formato

e accompagnato da   peers cresciuti nel medesimo   percorso, giovani protagonisti della propria

 

crescita che diviene impegno specifico nella progettazione delle Basi. Protagonisti della propria crescita, della relazione con l’Altro, della comunità cittadina. Il gruppo dona identità al singolo perchè aiuta ad ampliare orizzonti e punti di vista o a fare chiarezza sui propri grazie al confronto e alla fiducia che va creandosi grazie al confronto con chi vive allo stesso modo l’esperienze del volontariato con persone. Persone che da “diversi” e “bisognosi di aiuto” divengono soggetti di relazioni significative, nomi, sorrisi, abbracci, storie dalle quali ci si lascia manomettere.

Territorio

Le Basi hanno una forte connotazione territoriale inserendosi come punto di riferimento per le realtà informali e formali che le circondano. Sono punto di riferimento presente e affidabile poiché nato e attivo dal basso, che sa relazionarsi con tutti i soggetti formali e informali da cui è composta la comunità che vive il quartiere. Vi rientrano e si trasformano in comunità tutti gli elementi presenti nella collettività odierna che è che vuole essere eterogenea, intergenerazionale, interculturale. Ci si aiuta a guardare la città in modo diverso, attraverso gli occhi di chi non è solo a scoprire l’importanza dell’Altro e della comune appartenenza che ci lega. Si trasmette un respiro più ampio, che va verso una comunità in cui tutti i soggetti concorrono alla soddisfazione dei bisogni dei membri della comunità stessa, poiché ognuno ha qualcosa da dare.

Bambini e bambine

I bisogni concreti a cui risponde la Base sono quelli di aiuto nei compiti scolastici e aggregazione positiva. Gli strumenti a disposizione sono la creatività, lo spazio di dialogo e comunicazione empatica, l’appartenenza allo spazio Base e al quartiere attraverso narrazioni e ritualità, regole costruite insieme. La base diviene per i bambini e le bambine uno spazio in cui riconoscersi e riconoscere l’importanza dell’Altro, dell’ambiente del gruppo. D’estate le Basi si trasformano in campi estivi di strada, informali e liberi nella partecipazione alle attività. L’Isola che c’è prende vita in quei parchi e piazze della città dove bambini e ragazzi giocano autonomamente non accompagnati o nei non luoghi da trasformare attraverso l’animazione.

Katia Provantini, Un laboratorio per ragazzi ritirati / Un Taller Para Niños Retirados Italia

(116_I)

 

Gli adolescenti possono manifestare il proprio disagio chiudendosi alle esperienze scolastiche e sociali, con un conseguente impoverimento nella capacità di pensare a sé e al proprio futuro. Per aiutarli a uscire dall’isolamento, occorre che gli adulti che si occupano di loro si mettano in rete, attivando dispositivi che consentano interventi multi-focali e multi-professionali. L’equipe che si occupa di apprendimento e orientamento dell’Istituto Minotauro di Milano negli ultimi 15 anni, con la direzione di Katia Provantini, ha sperimentato una presa in carico laboratoriale dove attraverso il fare condiviso, individuale e poi di gruppo, i ragazzi possono reinvestire nei processi di pensiero a favore di una ripresa evolutiva. L’esperienza accumulata consente diverse riflessioni: dagli obiettivi clinici con i ragazzi ritirati, ai cambiamenti nelle modalità relazionali tra giovani e adulti, dalle competenze necessarie per crescere nella complessità, alle caratteristiche più auspicabili dei contesti educativi e formativi.

 

12.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA D – AULA E03

 

SIMPOSIO: Arteducazione visiva: la bellezza della cura, la cura della bellezza / Arteducación visual: la belleza del cuidado, el cuidado de la belleza – Proponente: Mariarosaria Ferraioli. Intervengono: Cira Maddaloni, Gianluca Riccio, Francesca Amirante, Laura Valente, Paolo Giulierini – Italia (89_I)-(98_I)

 

In ogni parte del globo si moltiplicano pratiche e metodologie educative localmente efficaci e innovative. Tra le strategie più efficaci, in campo educativo, in contesti di rischio, disagio o semplicemente sperimentali, l’arte – e qui nello specifico l’arte visiva – gioca un ruolo fondamentale tanto che tutte le istituzioni deputate ad essere amplificatore del Bello si stanno identificando come agenzie educative.

I nuclei didattici dei musei, in maniera sempre più puntuale, si stanno spingendo verso l’arteducazione. L’arteducazione pura, da parte sua, allunga le braccia verso una fruizione della Bellezza che dai laboratori territoriali artiglia gallerie e sale museali.

Questi movimenti ad incontrarsi, ricordano lo stretto parallelismo tra il ruolo dell’educatore e quello del curatore museale. Curare, valorizzare e tutelare l’arte è un mestiere assai difficile. Tanto quanto curare la Bellezza fragile di un adolescente. Basti pensare allo stesso allestimento degli spazi, da una mostra al laboratorio, azione che ricorda la necessità di costruire uno spazio soprattutto psichico attorno ai fruitori.

Il simposio, dal titolo “La bellezza della cura, la cura della bellezza”, inserito nella prima giornata congressuale, ha come obiettivo la narrazione di esperienze in campo arteducativo legate alla sperimentazione di Maestri di Strada Onlus, da anni a lavoro sul territorio napoletano attraverso laboratori di arti visive e street art, ed ha l’ambizione di far incontrare questa declinazione educativa con quella squisitamente legata alla curatela dei beni culturali, attraverso il racconto di chi – tra docenti, artisti, curatori, artigiani ha fatto della cura dell’arte il suo mestiere.

 

13.1 SESSIONE PARALLELA / SESIÓN PARALELA E – AULA E04

María J. Pimienta Fernández, Ingreso a la Institucion Universitaria / Ingresso nella istituzione universitaria – Uruguay (6_S)
 

Introducción

El estudio sobre el ingreso a la institución universitaria, ha sido objeto de interés por la investigación en educación superior en los últimos años. El perfil de ingreso (Bertoni, 2005), el fenómeno de la desvinculación al inicio de la carrera (Diconca, 2011), entre otros, dan cuenta del interés académico y social por la temática del ingreso a la educación superior. Carli (2006) plantea que el ingreso a la Universidad es vivido por el estudiante como un auténtico ritual de iniciación en tanto se ingresa a un mundo desconocido, desorganizado, con reglas poco claras. El presente artículo, describe y analiza algunas concepciones asociados a la educación secundaria en estudiantes ingresantes a Psicología. En tanto el estudio releva construcciones representacionales con fuerte arraigo en el tránsito escolar pre-universitario, se entendió oportuno articular el concepto de ideas previas con el de significados subjetivos (que siempre tienen un anclaje socio-colectivo y son evidenciables mediante investigación cualitativa).

Método

La estrategia metodológica: integración de técnicas cuantitativas y cualitativas, encuesta y grupos de discusión. Sujetos: estudiantes ingresantes a psicología. Instrumentos: formulario encuesta constituido por 30 preguntas cerradas (con respuestas pre codificadas) y 6 preguntas abiertas y 6 Grupos de discusión. Procedimiento Se aplica la encuesta en una asignatura del primer año. Los datos fueron ingresados y analizados con el programa estadístico SPSS v. 20. Muestra no intencional, y que los estudiantes fueron voluntarios para contestarlo. Participaron un total de 501 estudiantes (ingresantes). El procedimiento para el análisis de las preguntas abiertas fue clasificar las respuestas elegidas según temas, se usó el criterio de saturación. Los grupos de discusión: Análisis Software libre Weft – QDA.

Resultados

Aspectos vinculados a lo académico asociado a un mayor status y prestigio profesional -laboral. Incidencia de la procedencia geográfica de los ingresantes a la Universidad, con una marcada división entre Montevideo e interior. El ingreso a la Universidad implica un cambio abismal para el estudiante. Factores personales y familiares que se constatan en el análisis del contenido del discurso, como ser el primer miembro que accede a la educación terciaria a nivel familiar, con el encargo que esto significa.

Discusión/Conclusiones

 

Se evidencia las ideas previas acerca de la formación universitaria, las cuales articulan complejamente significados y percepciones que condensan la sinergia entre biografía personal y representaciones disponibles en el imaginario social sobre el universo de la educación en general. Se trata de ideas previas y significados referidos a la educación formal en sentido amplio.

Se identificaron significados que se presentan como muy consistentes, por momentos estereotipados, repetitivos, muy perceptibles y evidenciables en los datos recogidos y analizados.

Lucia Donsì, Anna Parola, Progettazione del futuro e disorientamento giovanile nei neet / Programación del futuro y desorientación juvenil en los neet – Italia (74_I)
 

Introduzione

Questo contributo, che riguarda i giovani adulti, appare discostarsi dai temi di studio di questo Congresso, legati a un ambito più specificamente educativo.

Ma in realtà il fenomeno NEET – giovani non in formazione o istruzione, né occupati – si collega strettamente ad alcuni dei temi proposti, in particolare quello del rapporto dei giovani con il proprio futuro. Quando si parla delle difficoltà di “giovani disorientati che non sanno o non possono progettare il proprio futuro” o di come la società contemporanea sia “caratterizzata da una rappresentazione del futuro inteso come minaccia piuttosto che come promessa” si sta infatti parlando di una prospettiva temporale senza speranza, che i nostri studi sui NEET ci hanno fatto toccare con mano più e più volte.

Nell’incontro tra approcci diversi e differenti fasce d’età, la discontinuità ci appare dunque superata e trasformata in arricchimento reciproco.

Il passaggio post-moderno da un futuro come tempo controllabile e legato alle scelte del presente ad una diffusa dispercezione della sua prevedibilità (Leccardi, 2009) ha causato un indebolimento sia della capacità di pianificazione cognitiva del futuro, sia dello “sguardo affettivo” ad esso diretto (Ricci Bitti & Zambianchi, 2011). Le difficoltà psicologiche già insite nella transizione scuola-lavoro si fondono oggi con le dinamiche dell’occupazione giovanile: la criticità del mercato lavorativo impatta sui giovani costringendoli a ridimensionare le aspirazioni e a restringere l’ampiezza temporale dei propri progetti (Aleni Sestito et al., 2015). La ricerca. Nelle nostre ricerche sul fenomeno NEET, svolte nella regione Campania, contesto socioeconomico in cui il fenomeno è fortemente presente (37,7 %), è emerso quanto i NEET vivano in un “tempo vuoto” dove la precarietà lavorativa si accompagna a quella esistenziale, che pervade ogni aspetto della vita quotidiana e si traduce nell’incapacità di vivere il proprio presente e orientare il proprio futuro, rispetto invece a chi, nel medesimo contesto, studia o lavora. Per tale motivo, in questo studio abbiamo scelto di focalizzare proprio la prospettiva temporale nella dimensione presente e futura, somministrando a 144 giovani adulti campani dai 20 ai 34 anni il questionario Zimbardo Time Perspective Inventory (Z-TPI, Zimbardo & Boyd, 1999), nella Short Form validata in italiano (D’Alessio et al., 2003).

Risultati e Discussione. Dall’analisi dei dati, effettuata tramite modelli di Regressione Lineare Multipla (metodo stepwise), risulta che lo status occupazionale influenza significativamente la visione del futuro. I giovani NEET, in contrapposizione a studenti e lavoratori, appaiono avere una difficoltà nel “pensare il futuro”, ancor più marcata in caso di titolo di studio elevato e nel genere maschile. Venendo a mancare la protezione insita nella vita scolastica o in un’attività lavorativa, il futuro appare “chiuso” e bloccata l’aspirazione a diventare adulti, realizzarsi e partecipare.

Antonella Zaccaro, Maria Cristina Iannaccone, Il Progetto di Sé: un’esperienza di orientamento narrativo / El proyecto de sí mismo: una experiencia con orientación narrativa –

Italia (86_I)

 

INTRODUZIONE

L’approccio narrativo al sé consente di accedere al significato che il soggetto attribuisce a decisioni e azioni personali e, soprattutto, ai meccanismi motivazionali sottesi (Trzebinski,1997). L’orientamento narrativo (Batini, Zaccaria, 2000) è una metodologia che fornisce nei contesti scolastici una serie di strumenti attraverso i quali si possono attivare processi di sviluppo e favorire una serie di competenze spendibili nel proprio percorso esistenziale (Parrello, 2013).

L’esperienza in oggetto (Modulo “Ri-motivare e ri-orientare…per crescere!”) si inserisce all’interno del progetto Scuola Viva (promosso dal Fondo Sociale Europeo e il Miur) e delle attività dell’A.S. 2017-2018 dell’Ass. con gruppi del triennio presso un istituto professionale della periferia Est di Napoli.

METODO

La metodologia di intervento è quella della discussione di gruppo, condotta da uno psicologo alla presenza di un osservatore non partecipante. Nel corso degli incontri settimanali (5 di 3 ore per ciascuno dei due gruppi – classe V e classe IV/III) sono stati, inoltre, utilizzati diversi strumenti narrativi i cui esiti sono stati oggetto di ridiscussione all’interno del gruppo stesso. Di seguito, i temi emersi dai racconti degli adolescenti sulla base della lettura dei resoconti osservativi, oggetto di un’analisi testuale di tipo categoriale, tramite il software Atlas.ti (Muhr, 1993).

RISULTATI

Durante gli incontri, le narrazioni di sé nel passato sono caratterizzate dalla dimensione del sogno, di quei desideri infantili che crescendo devono fare i conti con la realtà. Le narrazioni che riguardano il futuro sono caratterizzate da una voglia di riscatto rispetto alla condizione attuale e vissuta dalle famiglie. Sembra anche evidente l’ansia di non riuscire a raggiungere quegli obiettivi, nel presente ancora non ben delineati e di deludere se stessi e gli altri, soprattutto i genitori. Per quanto riguarda le relazioni significative, pare assumere rilevanza la centralità degli adulti nel processo di orientamento: non solo i genitori, ma anche gli insegnanti quali punti di riferimento. Infine, la rete di relazioni con i coetanei sembra avere un ruolo fondamentale per i compiti di sviluppo ed essere un luogo in cui poter elaborare processi di crescita e di separazione fondamentali nel passaggio tra la scuola superiore e il mondo del lavoro/università.

DISCUSSIONE

In linea con la letteratura (Moroni, 2006), il percorso di orientamento ha rappresentato per gli adolescenti uno spazio per riflettere su di sé, sui propri interessi e per legittimare i vissuti di paura, rabbia, ambivalenza e incertezza, tra le questioni centrali del sé in transizione. La promozione di un’attività di confronto entro il contesto gruppale ha favorito la convergenza di una pluralità di voci e di sguardi attraverso i quali poter leggere, conoscere e organizzare la realtà e l’esperienza, nonché a possibilità di accogliere il processo di scelta nelle sue dimensioni di problematicità.

Luis Roberto García Presa, Para qué ser universitario? Representaciones sociales entre los estudiantes de la Universidad Intercultural del Estado de Puebla, México / Perché essere universitario? Rappresentazioni sociali tra gli studenti dell’Università Interculturale dello Stato

di Puebla, Messico – Messico (44_S)

 

El objetivo de este trabajo es mostrar las representaciones sociales alrededor de los estudiantes de la Universidad Intercultural del Estado de Puebla (UIEP), y también conocer las razones por las que los jóvenes deciden continuar con sus estudios en el nivel superior. Las Universidades Interculturales en México forman parte de un subsistema de educación superior que atiende, principalmente, a poblaciones indígenas y, cuyo principal objetivo es formar estudiantes comprometidos con el desarrollo regional. De acuerdo a los datos de la Secretaría de Educación Pública, a las Universidades Interculturales asisten -entre los años 2015 y 2016- poco más de 14000 alumnos.Ubicada en la Sierra Nororiental del estado de Puebla, la UIEP cuenta con la presencia de estudiantes de -al menos- 7 grupos étnicos. Se asumió que las representaciones sociales entre los estudiantes están organizadas alrededor de las expectativas que tienen de ellos mismos y, lo que esperan obtener de su experiencia en la universidad. Desde una perspectiva etnográfica se realizó trabajo de campo entre los años

2013   y   2015, y entre   las distintas técnicas   de recopilación   de   información   se aplicó     un

 

cuestionario a 246 alumnos de diferentes programas educativos (de los 453 alumnos inscritos en la universidad en 2015). Este cuestionario fue interpretado y traducido a dos lenguas indígenas (totonaco y náhuatl), con la colaboración de dos egresados de la UIEP, también, está vinculado a entrevistas y charlas informales con los estudiantes, lo que permitió un análisis e interpretación cualitativa del mismo. Entre los resultados más significativos se encuentran la reinterpretación que le dan a algunos conceptos como: universidad, desarrollo e interculturalidad. Aunado a esto, la revalorización de su identidad étnica le da forma a las representaciones sociales que construyen alrededor suyo. Esta información nos permite analizar el impacto que la universidad tiene en las comunidades y también la forma en la que los estudiantes interiorizan sus experiencias durante su vida universitaria.